Vuoi aprire una Partita IVA e non sai come orientarti tra i codici attività ATECO? In questo articolo ti spieghiamo come fare e come funziona.

Sei in procinto di aprire una Partita IVA e non hai ancora ben chiaro cosa siano i Codici attività ATECO? Questo articolo è pensato proprio per sciogliere ogni tuo dubbio al riguardo.

Ogni libero professionista e lavoratore autonomo devono confrontarsi, prima o poi, con l’apertura di una Partita IVA per poter svolgere la propria professione. 

Per l’Agenzia delle Entrate, però, non basta la semplice descrizione del nostro lavoro, ma è necessario fornire un Codice Ateco, ovvero un’identificazione numerica dell’attività che viene svolta.

Individuare il giusto Codice di attività non è sempre semplice e per questo motivo occorre sempre consultare attentamente la lista fornita dalla C.C.I.A.A. o dal sito dell’ISTAT. 

Può però capitare di non trovare quello preciso a definire il proprio lavoro e, quindi, in quel caso, bisogna optare per un codice generico che faccia rientrare le attività che si svolgono. Risolto questo ostacolo del Codice attività è possibile inoltrare la richiesta di apertura della Partita IVA all’Agenzia delle Entrate.

Ma perché sono così importanti i Codici ATECO nella richiesta della partita IVA e quanti possono esserne inseriti? Continua a leggere per saperne di più.

Codice Ateco: cos'è e a cosa serve ?

Quando parliamo di Ateco ci riferiamo a un codice composto da una combinazione alfanumerica utile per la classificazione delle attività economiche svolte. 

I Codici attività Ateco sono lo strumento fondamentale per l’apertura di una partita IVA, perchè solo così l’attività può essere classificata correttamente ai fini: 

  • Fiscali;
  • Contributivi;
  • Statistici. 

La lettera presente nel codice alfanumerico individua il macro-settore di appartenenza dell’attività economica, mentre il resto dei numeri dell’ateco (che vanno da un minimo di 2 a un massimo di 6) entrano nel dettaglio delle categorie e sottocategorie dei settori.

Il codice non è esclusivo. In caso di variazione dell’attività lavorativa, infatti, è necessaria la comunicazione al Fisco e quindi l’inserimento, in aggiunta al primo, del nuovo Codice Ateco che identifica la nuova attività economica.

Dal 1° gennaio 2008 è entrato in vigore una nuova classificazione dei codici, denominata Ateco 2007 e approvata dall’ISTAT, Agenzia delle Entrate e Camere di Commercio, Ministeri ed associazioni imprenditoriali. 

Questa nuova classificazione Ateco raggruppa le attività economiche con dettaglio sempre più crescente suddividendole in:

  • Sezioni (1 lettera);
  • Divisioni (2 cifre);
  • Gruppi (3 cifre);
  • Classi (4 cifre);
  • Categorie (5 cifre);
  • Sottocategorie (6 cifre).

Continua a leggere per scoprire come fare a scegliere il Codice attività ateco corretto per avviare la tua attività.

Come scegliere il codice attività Ateco giusto

Considerata l’importanza del codice Ateco è fondamentale, al momento della richiesta di apertura della Partita IVA, prestare molta attenzione alla ricerca del codice attività

Questo può essere individuato dall’elenco dei codici attività presenti sul sito dell’ISTAT ma non sempre è possibile individuare quello specifico per il proprio caso. 

Un esempio sono gli Ateco delle nuove professioni digitali che non sempre sono classificate in modo chiaro. I professionisti di questo settore, infatti, si vedono spesso costretti a individuare un Codice Ateco generico che possa riassumere la propria attività. 

È però possibile inserire, all’interno della richiesta di Partita IVA, più Codici Ateco, per consentire all’Agenzia delle Entrate di classificare correttamente il lavoro svolto e quindi ottenere, in molti casi, anche agevolazioni fiscali utili soprattutto per chi si trova all’inizio dell’attività. 

Classificazione attività economiche ISTAT: di cosa si tratta?

Dal 1° gennaio 2008 l’ISTAT ha adottato una nuova classificazione delle attività economiche. Questa può essere vista come la traduzione nazionale della nomenclatura europea Nace Rav. 2 e prevede l’identificazione dell’attività economica attraverso un codice alfanumerico.

L’identificazione parte con un valore alfabetico che identifica il settore di riferimento delle mansioni che si svolgono. È Infatti da questo che bisogna partire quando si cerca il proprio codice identificativo. 

Sei alla ricerca del codice Ateco per la tua attività? Ecco, nella tabella sottostante, l’elenco Codici Ateco completo.

Classificazione Ateco 2007 

  • A Agricoltura, silvicoltura e pesca
  • B Attività estrattiva
  • C Attività manifatturiere
  • D Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria
  • condizionata
  • E Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di trattamento
  • dei rifiuti e risanamento
  • F Costruzioni
  • G Commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di
  • autoveicoli e motocicli
  • H Trasporto e magazzinaggio
  • J Servizi di informazione e comunicazione
  • K Attività finanziarie e assicurative
  • L Attività immobiliari
  • M Attività professionali, scientifiche e tecniche
  • N Attività amministrative e di servizi di supporto
  • O Amministrazione pubblica e difesa; assicurazione
  • sociale obbligatoria
  • P Istruzione
  • Q Sanità e assistenza sociale
  • O Altri servizi pubblici, sociali e personali
  • R Attività artistiche, di intrattenimento e divertimento
  • S Altre attività di servizi
  • T Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro
  • per personale domestico; produzione di beni e servizi
  • indifferenziati per uso proprio da parte di famiglie e
  • convivenze
  • U Attività di organizzazioni e organismi extraterritoriali

Quanti codici attività possono scegliersi per una Partita IVA?A questi vanno poi aggiunti i sei codici numerici che specificano il tipo di attività che si svolge. Ogni valore numerico identifica rispettivamente le Divisioni, i Gruppi, le Classi, le Categorie e le Sottocategorie dell’attività che viene svolta.

Come abbiamo detto, non è sempre facile scegliere il codice ATECO relativo alla propria attività quando si apre una Partita IVA. 

Il dover classificare l’attività economica attraverso un determinato codice non permette di raccogliere nello specifico tutto il grande lavoro svolto, soprattutto se si tratta di una Partita IVA di un libero professionista o di un lavoratore autonomo.

Lo stato, e soprattutto, l’Agenzia delle Entrate, permette quindi di inserire, all’interno della richiesta, più di un Codice Ateco, attraverso i quali sarà possibile riconoscere con maggiore precisione la classificazione del lavoro e quindi suddividere anche i ricavi per attività e/o codice Ateco.

In realtà, non esiste un limite preciso di codici di attività Ateco da poter inserire per una singola Partita IVA, ma questi devono comprendere tutte le attività svolte. 

Facciamo qualche esempio pratico.

  1. Se un artigiano realizza oggetti che vende sia online sia offline, potrebbe avere la necessità di inserire tre codici differenti;
  2. Allo stesso modo agirà un professionista del mondo digitale che opera per più clienti su differenti campi, come il copywriting, il social media management e la grafica.

È importante, come accennato prima, suddividere poi i ricavi di ogni attività poiché per ogni codice inserito può esserci una variazione di redditività (valore del reddito di attività ove calcolare gli oneri previdenziali e fiscali).

Dal 1° gennaio 2009 anche i possessori di Partita IVA forfettaria hanno la possibilità di aggiungere più Codici Ateco, sia al momento della richiesta dell’apertura sia in fase successiva come aggiornamento della stessa. 

Affinché sia valido il regime scelto, però, dovrà essere rispettato sempre il limite di ricavo di 65.000 dalla somma di tutte le attività riferite ai due o più Codici Ateco.

Più codici attività ateco: come cambiano i contributi dei possessori di Partita IVA

Il Codice Ateco determina anche l’iscrizione ad una gestione previdenziale per quantificare il versamento dei contributi. 

L’aggiunta di più di un codice ateco alla Partita IVA potrebbe comportare nel caso di libero professionista, obbligatoriamente l’iscrizione a più gestioni previdenziali e quindi il professionista sarà tenuto a pagare i contributi alla cassa previdenziale di appartenenza e alla gestione separata o gestione artigiani e commercianti INPS. 

Facciamo un esempio:

un architetto professionista con il suo codice di appartenenza è iscritto alla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti iscritti ai propri albi (Inarcassa). Avendo comunicato un secondo ateco come “lavoratore autonomo, digital freelance” dovrà iscriversi anche alla gestione separata INPS. Se il secondo ateco come lavoratore autonomo invece è per “vendita prodotti” dovrà iscriversi alla cassa artigiani e commercianti INPS.

La questione è diversa però per chi svolge un’attività imprenditoriale come ditta individuale iscritta al Registro delle Imprese presso la C.C.I.A.A. in quanto le ditte individuali sono tenute ad iscriversi alla Gestione IVS dell’INPS Artigiani e Commercianti. 

L’iscrizione in questa Gestione dell’INPS è obbligatoria sia per gli artigiani che esercitano in forma individuale (elettricisti, muratori, falegnami, estetiste, etc.) che per i commercianti che acquistano e rivendono beni di consumo quali abbigliamento, mobili, e-commerce oppure svolgono attività di servizi.

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